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 Tecniche di fecondazione assistita: la crioconservazione degli ovociti

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Tecniche di fecondazione assistita: la crioconservazione degli ovociti Empty
MessaggioTitolo: Tecniche di fecondazione assistita: la crioconservazione degli ovociti   Tecniche di fecondazione assistita: la crioconservazione degli ovociti EmptyMar 30 Nov 2010, 16:12

La crioconservazione dei gameti può essere di grande importanza in cicli di PMA.
Mentre però sono ottimi i risultati con gli spermatozoi, sussistono delle difficoltà nella conservazione degli ovociti. Si è osservato infatti che dopo lo scongelamento questi risultano spesso danneggiati, con conseguente riduzione delle percentuali di successo.

La questione è particolarmente importante per quei paesi che non consentono la conservazione di embrioni, come l’Italia. La formulazione originaria della legge 40 infatti vieta il congelamento e la soppressione di embrioni, limitando la possibilità di produrre solo quelli necessari ad un impianto contemporaneo, non superiore al numero di tre. Le recenti sentenze però hanno di fatto liberalizzato la produzione (e di conseguenza il congelamento) di un numero di embrioni a discrezione del medico che effettua la fecondazione, nell’ottica di salvaguardare la donna e la sua salute, di evitare inutili e ripetute stimolazioni e di massimizzare le percentuali di successo (con l’impianto di più di tre embrioni, per alcuni casi particolari).

Un altro ambito in cui è importante la conservazione degli ovociti è la salvaguardia del potenziale riproduttivo per donne che devono sottoporsi a cure anti tumorali, dato che chemioterapie e radioterapie possono distruggere parte della riserva. Stesso discorso vale per alcune patologie, come malattie autoimmuni, frequenti cisti ovariche o infiammazioni del colon. La paziente può incorrere nella sindrome della menopausa precoce, per cui prelevare e conservare gli ovociti può rivelarsi importantissimo per il raggiungimento di future gravidanze.

Per questa ragione si continua a sviluppare la ricerca, per arrivare a mettere a punto delle tecniche che consentano di scongelare gli ovociti ed utilizzarli, limitando al minimo il tasso di degenerazione e di mancate fecondazioni o impianti.

Al momento vengono utilizzate due tecniche: una tradizionale, di congelamento lento e una più moderna, che usa un congelamento rapido (vitrificazione).

Nella procedura tradizionale, gli ovociti vengono puliti, eliminando il cumulo ooforo, e vengono posti in soluzioni chimiche di preparazione, dopo di che sono trasferiti in un congelatore che li porta a una temperatura di -150 gradi. Successivamente sono immersi in azoto liquido (a -196 gradi).
Lo scongelamento avviene in modo molto rapido, per evitare che l’ovocita rimanga per tanto tempo a temperature che possono favorire la formazione di cristalli di ghiaccio. Questi possono danneggiare la zona pellucida o il citoplasma dell’ovocita, determinando spesso la degenerazione oppure compromettendo la capacità di fecondazione o l’avvio della gravidanza. Una soluzione potrebbe essere quella di togliere l’acqua all’ovocita prima di congelarlo, ma non tutti gli ovociti resistono quando vengono disidratati.
Altri problemi potrebbero essere il trauma creato dal cambio di temperatura o l’accumulo dei materiali chimici usati all’interno dell’ovocita.

Per queste ragioni si è messa a punto una tecnica che permetta un congelamento più rapido e ed eviti che l’ovocita possa rovinarsi per colpa di fattori chimici o ambientali, denominata vitrificazione perché il materiale congelato assume l’aspetto trasparente del vetro. L’ovocita viene portato velocemente alla temperatura minima di -196 gradi, saltando le fasi precedenti. Permangono alcuni dubbi dovuti al fatto che in questa tecnica si deve usare una maggiore concentrazione di sostanze chimiche (con il rischio di un effetto tossico) e che l’azoto liquido non è sterile, il che per alcuni alza il rischio di trasmissione di virus e batteri (anche se isolando i vari ovociti in contenitori distinti si può evitare questo problema).
La vitrificazione finora sembra dare buoni risultati, anche se ovviamente si dovrà attendere ancora del tempo per poter fare una statistica di lungo periodo (il primo successo si è avuto nel 1999): è minore il tasso di degenerazione dopo lo scongelamento e soprattutto è maggiore il tasso di successi, sia in termini di gravidanze che di nascite. Alcuni studi addirittura dicono che le percentuali di successo siano del tutto paragonabili a quelle ottenute con ovociti freschi, una volta superata la fase dello scongelamento.

Sono allo studio diverse procedure per vitrificare gli ovociti. La più efficace allo stato attuale è stata messa a punto da uno studioso giapponese e consente di vitrificare l’ovocita addirittura nel tempo di un minuto. Gli ovociti vengono poi posti su un supporto sottile e ricoperti con una capsula protettiva. Segue poi l’immersione nell’azoto liquido. Altrettanto rapido è lo scongelamento e la deposizione su un terreno di coltura a temperatura corporea. Si stanno comunque compiendo studi per migliorare sempre di più i risultati, con l’utilizzo di migliori sostanze chimiche e protezioni dall’azoto liquido.

Secondo delle statistiche sull’argomento, al 2007 nel mondo erano nati ben 400 bimbi da ovociti vetrificati (in Italia 43). Il metodo giapponese per la vitrificazione mostrano che circa il 95% degli ovociti sopravvive allo scongelamento.
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