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 Tecniche di fecondazione assistita: coltivazione a blastocisti

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MessaggioTitolo: Tecniche di fecondazione assistita: coltivazione a blastocisti   Tecniche di fecondazione assistita: coltivazione a blastocisti EmptyGio 14 Ott 2010, 10:26

Un embrione al quinto giorno dalla fertilizzazione si trova in uno stadio denominato blastocisti.
Nelle gravidanze naturali questo è lo stadio in cui l’embrione torna in utero attraverso la tuba e inizia il suo impianto.

Non tutti gli embrioni che si formano, sia naturalmente che in vitro, raggiungono la blastocizzazione. In teoria arrivano a questo stadio, infatti, soltanto gli embrioni “più forti”. Abbiamo detto “in teoria” perché nelle fecondazioni in vitro vengono utilizzati dei terreni di coltura che cercano di riprodurre l’ambiente presente nell’utero materno. La coltura ovviamente potrà però solo “mimare” tale ambiente, essendo impossibile una riproduzione totale del corpo umano in laboratorio. Ciò fa sì che alcuni embrioni, che in coltura non riescono a raggiungere lo stadio di blastocisti, potrebbero, in utero, sopravvivere e addirittura impiantarsi.

Per questo motivo si procede a coltivazione a blastocisti, in cicli di FIVET-ICSI, solo nel caso in cui si hanno a disposizione molti embrioni, circostanza che con buona probabilità consentirà di effettuare il transfer. Se gli embrioni sono pochi non è conveniente rischiare di perderli nel corso della coltivazione.

Addirittura alcuni centri ritengono che non sia poi così conveniente il rischio che ci si assume portando a blastocisti gli embrioni (e perdendone quindi una parte) rispetto all’incremento di probabilità di attecchimento che si ha.
La prassi di lasciar sviluppare gli embrioni fino al quinto giorno, abbandonata a causa della legge 40 (che non consentiva di fecondare più di 3 ovociti per ciclo) è stata negli ultimi tempi ripresa da alcuni centri, grazie alle recenti sentenze che hanno di fatto liberalizzato il numero di ovociti fecondabili.

L’embrione allo stadio di blastocisti consente una migliore osservazione in termini di alterazioni cromosomiche, in quanto fino allo stadio di 8 cellule l’embrione utilizza a tale scopo il citoplasma dell’ovocita. Questo non significa però che non si osservino alterazioni cromosomiche anche nelle blastocisti, dato che una parte degli embrioni anomali possono raggiungere questo grado di sviluppo. Come accade per gli embrioni, anche la valutazione delle blastocisti è di tipo essenzialmente morfologico.

La metodica richiede l’utilizzo di terreni di coltura molto sofisticati e di uno staff di biologi/embriologi molto esperti.

Come per gli embrioni meno sviluppati, anche le blastocisti vengono classificate in base al grado di sviluppo e alla morfologia.

E’ possibile la crioconservazione delle blastocisti al pari di quanto avviene per gli embrioni che si trovano in stadio meno avanzato. Tuttavia le statistiche rilevano che il loro tasso di sopravvivenza è inferiore rispetto agli embrioni meno sviluppati.
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