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 PGD: alcune sentenze molto importanti

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MessaggioTitolo: PGD: alcune sentenze molto importanti   PGD: alcune sentenze molto importanti EmptyGio 25 Mar 2010, 22:42

dal Corriere della Sera

SALERNO - Sì alla diagnosi genetica preimpianto nella fecondazione assistita, il primo passo in Italia verso il test su una coppia fertile arriva con una sentenza del tribunale salernitano. Il giudice Antonio Scarpa ha difatti autorizzato per la prima volta una coppia portatrice di una grave malattia ereditaria, l’Atrofia Muscolare Spinale di tipo 1 (SMA1), a sottoporsi al test. La malattia causa paralisi e atrofia di tutta la muscolatura scheletrica e costituisce oggi la più comune causa genetica di morte dei bambini nel primo anno di vita, con una morte per asfissia. La coppia non aveva potuto consentire l’accesso alle pratiche di procreazione medicalmente assistita perchè la legge 40 del 2004 lo consente solo per casi di sterilità e di infertilità.

Lo ha reso noto l’avvocato della coppia Filomena Gallo, docente di «Etica e legislazione nelle biotecnologie in campo umano» alla Facoltà di veterinaria dell’ Università di Teramo. «Il diritto a procreare - si legge nelle motivazioni del giudice - e lo stesso diritto alla salute dei soggetti coinvolti, verrebbero irrimediabilmente lesi da una interpretazione delle norme in esame che impedissero il ricorso alle tecniche di pma da parte di coppie, pur non infertili o sterili, che però rischiano concretamente di procreare figli affetti da gravi malattie, a causa di patologie geneticamente trasmissibili; solo la pma, attraverso la diagnosi preimpianto, e quindi l’impianto solo degli embrioni sani, mediante una lettura "costituzionalmente" orientata dell’art. 13 L.cit., consentono di scongiurare tale simile rischio».

«Sono stati quattro i lutti che abbiamo vissuto prima di decidere di ricorrere al giudice»: la donna fertile che potrà ora ricorrere alle tecniche di fecondazione assistita e che potrà ricorrere alla diagnosi preimpianto, racconta così la sua storia. Quasi 40anni, lombarda, con un marito quasi coetaneo e fertile come lei, è riuscita ad ottenere in tribunale quello che la legge 40 sulla fecondazione assistita le negava. La coppia infatti nel 2003 vide morire una figlia di appena 7 mesi, colpita da SMA1. «Siamo riusciti ad avere un bambino sano nel 2005 ma siamo stati costretti - ha spiegato senza nascondere la grande emozione - a tre aborti perché questa malattia è assolutamente incompatibile con la vita». Insomma, spiega, «ho avuto 5 gravidanze, un figlio solo e 4 lutti».

Un bilancio che però non ha soffocato la speranza di avere una famiglia più grande portando la coppia a fare richiesta al ginecologo Domenico Danza, di Salerno, per accedere alla procreazione medicalmente assistita e poter effettuare la diagnosi preimpianto con tecniche combinate di citogenetica e di genetica molecolare per avere un figlio che potesse vivere. Lo specialista non ha potuto consentire l’accesso alle pratiche di procreazione medicalmente assistita perché la legge 40 del 2004 lo consente solo per casi di sterilità/infertilità. «Lui ha solo applicato la legge» ha spiegato la donna che ora, dopo il sì del tribunale di Salerno, si rivolgerà nuovamente allo stesso medico, sollevata per non dovere andare all’estero. In Belgio avrebbe dovuto sostenere almeno 15 mila euro di spese per un solo tentativo.

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24/01/2008 - 10:02 - Procreazione, il Tar del Lazio boccia le «linee guida»

Dopo la sentenza di Cagliari e di Firenze i giudici bocciano di nuovo la legge 40 sulla fecondazione assistita. Il Tar del Lazio ha mandato all'esame della Consulta le norme ed ha annullato le linee guida nella parte che vietavano la diagnosi preimpianto. Da subito e per tutte le coppie, secondo i legali che hanno presentato il ricorso di un gruppo di associazioni (Madre Provetta, Amica Cicogna, Warm e altre) è quindi possibile la diagnosi preimpianto degli embrioni nella fecondazione assistita.
Oggi l'esame è vietato e le donne rischiano di dovere abortire successivamente se l'embrione non è sano. Le linee guida sulla legge 40 sono, secondo il tribunale amministrativo, illegittime per eccesso di potere. In particolare il giudice ha fatto riferimento alla legge, che consente una sperimentazione e una ricerca terapeutica sull' embrione, per affermare la fondatezza e la legittimità della diagnosi genetica preimpianto. Di conseguenza, ha spiegato Gianni Baldini, il legale che ha assistito nel ricorso l'associazione Madre Provetta, "la diagnosi genetica preimpianto, in forza di una interpretazione costituzionalmente orientata della legge, deve ritenersi del tutto legittima".
La III Sezione del Tribunale Amministrativo solleva anche la questione di legittimità costituzionale dell'art. 14 commi 2 e 3 della legge 40/04, nella parte in cui prevede per il medico la possibilità di produrre un numero di embrioni non superiore a tre e l'obbligo del contemporaneo impianto. Una norma che risulterebbe in contrasto sia con l'articolo 3 che con l' articolo 32 della Costituzione, in quanto a fronte di una tutela dell'embrione relativa, il bilanciamento degli interessi espresso dalla norma non risulta corretto perché non terrebbe conto delle variabili quali la salute, l'età, le esigenze sanitarie nel caso concreto, le specifiche cause della sterilità della coppia. "Ottima la decisione del Tar del Lazio che boccia le linee guida sulla legge 40 varate dal governo Berlusconi, linee guida che sono più restrittive e oscurantiste della legge", ha affermato il ministro della solidarietà sociale, Paolo Ferrero.
Esultano le associazioni che hanno promosso i ricorsi. "Ora subito nuove norme, una riscrittura della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita e nuove linee guida", invoca Monica Soldano, presidente dell'associazione Madre Provetta. "E' un grande giorno per tutte le coppie che non dovranno rinunciare ad un figlio per paura di trasmettere una grave malattia, quelle coppie che non hanno i soldi per l'estero, e quelle coppie che rinunciano dopo vari tentavi in paesi stranieri" commenta invece Filomena Gallo, Legale delle associazioni Amica Cicogna onlus e L'altra cicogna onlus, mentre per il presidente dell'Associazione mondiale di medicina della riproduzione Warm, Severino Antinori il ministro della Salute Livia Turco "deve dimettersi, perché a suo tempo aveva promesso una revisione delle linee guida che però non ha mai effettuato". In realtà l'arrivo della revisione delle linee guida, crisi di governo permettendo, era ormai considerata un fatto di giorni. Il testo del decreto ministeriale sarebbe infatti pronto e, secondo quanto aveva annunciato il ministro in varie occasioni, non poteva non tenere contro delle sentenze di Cagliari e Firenze, che avevano dato il via libera alla diagnosi preimpianto per due coppie portatrici di una malattia genetica. E, ha affermato il presidente dell'associazione che riunisce i centri di fecondazione artificiale (Cecos), Andrea Borini, il nuovo testo dovrebbe contenere anche il permesso di ricorrere alla fecondazione artificiale per le coppie non infertili ma portatrici di malattie infettive come Aids ed epatite C, e il via libera alla diagnosi preimpianto per le coppie portatrici di malattie genetiche, come talassemia e fibrosi cistica. (Maria Emilia Bonaccorso - ANSA)

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da Repubblica

Firenze, sentenza accoglie il ricorso di una donna affetta da una rara malattia
"Lecito anche rifiutare i tre impianti se la salute è in pericolo"
Il giudice: sì ai test sugli embrioni
E' possibile la diagnosi preventiva
di MARINA CAVALLIERI

ROMA - Arriva da Firenze l'ordinanza, con valore di sentenza, che scardina la legge sulla fecondazione assistita. Il giudice ha accolto il ricorso di una coppia e ha stabilito che le linee guida che vietano la diagnosi preimpianto degli embrioni sono inapplicabili perché contro la legge stessa e contro la Costituzione. È possibile quindi la diagnosi preventiva se c'è il rischio di trasmettere una grave malattia genetica, è lecito rifiutare il numero obbligatorio di tre embrioni se una gravidanza gemellare può compromettere la salute della donna.

Torna ancora nelle aule giudiziarie la battaglia sulla procreazione assistita, e dopo il caso del tribunale di Cagliari arriva un altro giudice a dare ragione alle coppie che lottano per cambiare le norme. Questa volta a sollevare la questione è stata una coppia trentenne di Milano, lei è portatrice di una grave malattia, la esostosi, malattia genetica che porta all'accrescimento esagerato della cartilagine delle ossa: c'è una percentuale molto elevata che venga trasmessa al figlio, esiste la possibilità che sia mortale.

La coppia si rivolge al centro Demetra di Firenze e chiede di poter fare la diagnosi preimpianto, inoltre chiede che la fivet sia adeguata allo stato di salute della donna che non può rischiare una gravidanza gemellare. Il centro risponde che tutto questo la legge non lo consente. "La coppia deve per forza sottoporsi alla roulette russa con il rischio di avere gli embrioni malati", racconta l'avvocato Gianni Baldini che ha curato il ricorso. "Così i coniugi si rivolgono al sito www. madreprovetta. org per chiedere una consulenza e iniziamo un'azione legale".

Alla base del ricorso, spiega l'avvocato, ci sono diverse considerazioni. "C'è il fatto che la legge 40 non stabilisce espressamente il divieto di diagnosi preimpianto, sono le linee guida a stabilirlo dicendo che le indagini preventive non possono essere di natura genetica ma solo osservazionale cioè morfologica". Questo divieto incide su un diritto soggettivo assoluto, dice l'avvocato Baldini, qual è quello dell'autodeterminazione, incide sul diritto alla procreazione cosciente e responsabile, al consenso informato.

"Il giudice Isabella Mariani accoglie il ricorso, "dicendo che è fondata l'illegittimità delle linee guida che espressamente disapplica, un provvedimento con efficacia vincolante per altri giudizi e per il Tar". Il giudice inoltre prende altre due iniziative contrarie alla legge. "Condanna il centro ad eseguire la diagnosi e stabilisce la crioconservazione degli embrioni malati, che la legge vieta, e dice che il medico deve seguire le regole della migliore scienza ed esperienza con specifico riguardo alla salute della donna. Questo è un altro colpo al cuore della legge 40, perché ristabilisce l'ordine gerarchico previsto dalla Costituzione e dalla legge 194 che antepone la salute della donna a quella del nascituro".

L'ordinanza non è revocabile, vale quanto una sentenza, se il centro Demetra non ricorre in appello diventa definitiva. È la seconda sentenza a favore della diagnosi preimpianto nel caso di malattie genetiche, a settembre il tribunale di Cagliari aveva dato ragione ad una donna portatrice di talassemia. "Da quando è andata in vigore la legge arrivano molte richieste di sostegno legale, è aumentato il contenzioso giudiziario, la legge 40 è avvertita contro il bene della coppia", dice Monica Soldano, presidente dell'associazione "Madreprovetta", "la legge viene sempre più percepita come ostile a un progetto genitoriale".


(22 dicembre 2007)
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