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Il blog di Nicoletta Sipos

 

 Il nostro è un Paese in cui non è facile fare figli

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guapaloca
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MessaggioTitolo: Il nostro è un Paese in cui non è facile fare figli   Il nostro è un Paese in cui non è facile fare figli EmptyMar 15 Nov 2016, 12:41

"La Consulta ha dichiarato incostituzionale quella parte della legge che vietava la fecondazione eterologa, sì. In astratto è cosi. In concreto, ora serve una legge che regoli la donazione, che incentivi anche le donne italiane a donare i loro ovuli. E la legge ancora non c'è. Viene bloccata per le resistenze di alcuni parlamentari cattolici". Giulia era sbottata: "Ma se Gesù è nato con il seme di un donatore esterno alla coppia!"

Un noir divertente, dissacrante, che induce a riflettere e punta il dito verso alcune questioni, prima tra tutte la difficoltà di avere figli oggi (e di crescerli dignitosamente). Non solo: le tematiche si allargano fino a investire alcuni aspetti contraddittori del nostro paese - immigrazione, opportunismi, ragion di stato, precarietà sul lavoro, intolleranze, ipocrisie varie. "La banda della culla" di Francesca Fornario, edito da Einaudi nella collana Stile LiberoBig, racconta le storie di tre coppie, tre famiglie composte da Claudia e Francesco, Veronica e Camilla, Giulia e Miguel, mosse dallo stesso desiderio di avere figli.

Ciascuno dei nuclei, però, incontra degli ostacoli che sembrerebbero insormontabili, tanto più nel nostro paese. I motivi sono quelli che in parte già conosciamo, ma che l'autrice ci dispiega in una maniera piacevolissima (scusate l'ossimoro tra i suoi modi e la cruda realtà che propone), alternando serio e faceto, proponendo dati e situazioni concrete in maniera ironica: così ruba al lettore tanti sorrisi, anche se velati di amarezza.

Prima che prenda avvio anche la parte noir, con un delitto il cui mistero verrà svelato alla fine, i destini delle tre coppie si incontrano nella sala d'attesa di una ginecologa romana e, dal confronto di vicende affini segnate dal medesimo obiettivo, nascono nuove gag, nuove solidarietà e, insomma... una nuova forza che deve fare i conti con un mondo non proprio accogliente: con la politica delle apparenze, con i lavori precari, con problemi legati all'apparato riproduttivo, con un futuro lavorativo che sembra svanire sotto ai piedi e creare un'immensa, incolmabile voragine.

Lo sa bene Claudia, innamorata del medico argentino Miguel (il quale però lavora in un ristorante), laureata con lode in Lingue e letterature straniere con una tesi sulla Semiotica dello zero di Nikolaj Zabolockij - dettaglio, questo, che farebbe meglio a omettere nei colloqui di lavoro, dove cercano spesso figure culturalmente poco competenti e omologate.

A sedici anni, Claudia credeva che la cosa peggiore che un uomo potesse dire a una donna fosse: "Ti lascio perché non ti merito". Ingenua. È: "Lei è troppo qualificata per questo lavoro".

Poi c'è Giulia, col problema di un ovaio policistico. Vorrebbe fare la storica dell'arte, ma firma articoli di tutt'altro genere con uno pseudonimo: lei avrebbe diritto alla maternità ma non quello alla fecondazione eterologa, quindi, per assurdo, si ritrova in possesso di un diritto di cui - almeno in Italia - non può usufruire:

"Se il suo ovaio risponde bene alla stimolazione, possiamo procedere con la fecondazione in vitro. In condizioni normali, le possibilità di rimanere incinta dopo il trattamento sono del venticinque per cento".
"Pensavo meglio", ammette Giulia, che non fa altro che scrivere articoli senza testo su showgirl che restano incinta dopo una settimana di fidanzamento.
"Beh, sono superiori al sessanta per cento quando è possibile fare ricorso all'ovulo o al seme di un donatore esterno"
"E quando è possibile?"
"All'estero".
"Ma la sentenza della Corte costituzionale..."
"Autorizza la fecondazione eterologa. Ma fino a quando il governo non farà una legge per regolamentarla sarà impossibile farvi ricorso, perché non esistono donatrici. Ci sono liste d'attesa lunghissime e voi non avete molto tempo. Conviene andare all'estero".

E che dire di Veronica e Camilla, sposate con un matrimonio senza valore religioso o legale, ma per loro validissimo? Stanno insieme da dieci anni e si telefonano ancora tre o quattro volte al giorno, vogliono mettere su famiglia ma per loro gli impedimenti hanno risvolti di altro genere:

In Italia non c'è nessuna banca dello sperma. Sono legali le banche che ti rifilano i mutui subprime ma non quelle dello sperma. Paese di merda.
"Ma ora, con la sentenza sull'eterologa..."
"La sentenza non vale per le lesbiche. Noi, se vogliamo lo sperma di un uomo per fare un figlio, dobbiamo farci scopare da un uomo".

Un gran bel romanzo giocato soprattutto sui dialoghi, che vi farà divertire ma indurrà anche alla riflessione. E il lettore si chiederà quanto lo spirito di adattamento di questi protagonisti abbia contribuito a far funzionare le loro vicissitudini, così come accade a noi nella vita. Si tratta però di una reazione molto speciale, sentite qui:

Spirito di adattamento. È il mio punto di forza. Non che nella vita io mi adatti facilmente, al contrario: sono perennemente a disagio. Ma mi adatto facilmente a convivere con il disagio: questo e il segreto.
http://www.huffingtonpost.it/marilu-oliva/il-nostro-e-un-paese-in-cui-non-e-facile-fare-figli_b_12925884.html
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MessaggioTitolo: Re: Il nostro è un Paese in cui non è facile fare figli   Il nostro è un Paese in cui non è facile fare figli EmptyMer 16 Nov 2016, 21:16

In Italia sono stati obbligati ad accettare l'eterologa perché il divieto era incostituzionale. In realtà nessuno vuole andarne a capo della cosa e risolvere "realmente" il problema. Per non parlare della Lombardia ...ce l'hanno messa proprio tutta per dissuadere le coppie.
È pur vero che manca informazione......ma questo lo si sa.
Se realmente si volesse introdurre l'eterologa.......lo si dovrebbe fare fin dalla scuola...spiegando in tutto e per tutto in cosa consiste. Solo così si comincerebbero ad avere donatori .
Ma .....i ns politici....lo vogliono realmente ?
Non credo proprio.
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