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 Malattie sessualmente trasmissibili: infezioni genitali

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Bibbi
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MessaggioTitolo: Malattie sessualmente trasmissibili: infezioni genitali   Malattie sessualmente trasmissibili: infezioni genitali EmptyVen 02 Apr 2010, 18:20

Le infezioni genitali sono piuttosto frequenti nella donna. Spesso causano disturbi molto fastidiosi e possono portare (per fortuna raramente) complicazioni che possono arrivare addirittura all'infertilità.
La diagnosi può essere effettuata tramite visita, striscio o tamponi.

Candida albicans
La candida è la più diffusa micosi che possa colpire l'essere umano.
Normalmente il fungo che la causa vive nell'intestino di molti individui sani. La candida infatti vive in simbiosi con l'organismo umano e partecipa alla sintesi degli zuccheri. Per questo motivo una dieta ricca di zuccheri ne permette la proliferazione, anche se normalmente il nostro sistema immunitario riesce a controllarla.
In particolari condizioni (assunzione prolungata di antibiotici, stress emotivi, abbassamento delle difese immunitarie) la candida diviene patogena, e può infettare diverse parti del corpo.
I sintomi principali della candida vaginale sono un prurito molto intenso e delle perdite tipiche, di colore biancastro, definite "a ricotta", normalmente abbondanti.
La cura è di solito costituita da ovuli antifungini, pomate e lavande, contententi clotrimazolo, econazolo, ketogonazolo, fluconazolo, itraconazolo o sostanze similari. In caso di recidive frequenti è opportuno passare a antibiotici orali.
Nei periodi di terapia è opportuno astenersi dai rapporti sessuali e sottoporre a terapia locale anche il partner.

Trichomonas
Il Trichomonas è un protozoo che aderisce alle cellule epiteliali. Riesce ad attaccarsi alle pareti vaginali, alterando la flora batterica. Innalzando il ph vaginale, distrugge i lactobacilli buoni, cioè quelli che proteggono dalle infezioni.
Generalmente il contagio avviene per via sessuale. La tricomoniasi è una delle malattie sessualmente trasmissibili più diffuse, ospitata solo dall'organismo umano.
Difficilmente si può diagnosticare attraverso i sintomi, anche se nella donna il forte prurito, le perdite (solitamente giallastre e maleodoranti), a volte il dolore durante i rapporti e la minzione possono dare delle indicazioni. Nell'uomo generalmente l'infezione è asintomatica, anche se può provocare uretriti e prostatiti.
La diagnosi si effettua in laboratorio mediante prelievo dell'essudato vaginale.
I farmaci più utilizzati sono a base di nitroimidazolo e vengono somministrati per via orale. E' opportuno sottoporre a terapia anche il partner.

Gardnerella vaginalis
La gardnerella è un piccolo microrganismo comunemente presente nella vagina. Di solito viene tenuto sotto controllo dai lactobacilli, tuttavia in alcune condizioni la popolazione di questi si riduce, soppiantata da organismi vari, tra cui appunto la gardnerella.
Il maggior veicolo di contagio è la trasmissione sessuale, ma segnaliamo anche l'eccessivo ricorso al lavande vaginali, l'uso di antibiotici o l'uso della spirale. E' possibile anche una predisposizione genetica.
La maggior parte delle pazienti non avverte alcun sintomo. Tuttavia in alcuni casi si possono segnalare secrezioni abbondanti, di colore bianco-grigiastro, maleodoranti. Per quest'ultima caratteristica è possibile diagnosticare la gardnerella tramite un test, il fish odor test. Sintomi frequenti sono anche prurito e bruciore.
Questa infezione, se trascurata, può causare una seria infiammazione, fino a compromettere la fertilità, per cui dopo la diagnosi va pianificata attentamente una cura. Il farmaco più usato è il metronidazolo, assunto per via orale. Tuttavia è possibile utilizzare anche farmaci locali e soprattutto tenere adeguati comportamenti per limitare la proliferazione.
Innanzi tutto l'igiene intima deve prevedere il ricorso a lavande solo in casi di effettiva necessità. Va utilizzato un detergente a ph fisiologico (4-5). Evitare indumenti intimi sintetici, pantaloni troppo stretti o jeans, in quanto l'ambiente umido che si crea favorisce l'aumento della gardnerella. Se si sospetta un'infezione è opportuno astenersi dai rapporti sessuali e occorre sottoporre a terapia anche il partner. Infine è opportuno limitare il consumo di zuccheri (precauzione utile anche ad evitare candidosi).

Ureaplasma urealyticum
L'ureaplasma è un batterio appartenente alla famiglia dei micoplasmi. Come tutti i micoplasmi ama colonizzare le mucose e in particolare quelle genitali, dove facilmente può metabolizzare l'urea (da cui viene il nome).
Il contagio avviene per via sessuale. Può essere contagiato anche il feto durante la gravidanza o il bambino durante il parto.
Nell'uomo causa infiammazioni all'uretra, piuttosto fastidiose. Dall'uretra l'infiammazione si può estendere anche alla prostata e ai testicoli. Se non curata adeguatamente può dare anche problemi di fertilità.
Nella donna lo si trova comunemente nella flora batterica, controllato nel suo proliferare dai lactobacilli. Un'eccessivo aumento della presenza dell'ureaplasma può portare a vaginosi, infiammazioni pelviche e sindromi uretrali. Anche qui, se non adeguatamente curata, l'infezione può compromettere la fertilità.
Spesso insieme all'ureaplasma entrano in gioco altri batteri, come il Micoplasma e la Clamydia.
L'infezione trasmessa dalla madre al feto può portare ad aborti, parti prematuri o problemi di varia natura.
In individui con problemi al sistema immunitario l'infezione può estendersi ad altri organi.
La terapia si basa sulla somministrazione di antibiotici, in base all'antibiogramma che viene testato durante la diagnosi.
Per prevenire l'infezione occorre evitare tutti quei comportamenti che possano eliminare la flora batterica lactobacillare, come l'uso di lavande o saponi a ph non acido, l'uso di biancheria intima sintetica o indumenti stretti, che facilitano l'ambiente umido.
Nell'ingiene intima inoltre bisognerebbe cercare di fare movimenti dalla vagina verso il retto e non viceversa, per evitare che eventuali batteri presenti nel retto possano infettare l'apparato genitale.

Mycoplasma hominis
Il Mycoplasma hominis è un microrganismo che popola il tratto genitourinario umano. Se la sua presenza è fisiologica (la sua proliferazione è sotto controllo) non crea disturbi nè problemi, altrimenti può diventare patogeno.
In questo caso nella donna può creare vaginosi e infiammazioni pelviche, spesso in associazione con ureaplasma e clamydia. Se non adeguatamente curato può portare a infertilità, aborto spontaneo, infiammazioni dell'endometrio, salpingiti, parti prematuri e scarso sviluppo del feto.
Nell'uomo invece può determinare infertilità, uretriti, prostatiti.
Il contagio avviene per via sessuale, ma si può trasmettere anche dalla madre al feto.
La terapia è di tipo antibiotico.

Clamidia
La Clamidia è un microrganismo che causa un'infezione, trasmessa per via sessuale o da madre a feto.
Negli adulti questa infezione è spesso asintomatica o causa lievi fastidi, come leggere infiammazioni o perdite. Per questo si parla a volte della clamidia come di un'infezione silenziosa, anche se, trascurata, può portare serie conseguenze.
I sintomi dell'infezione da clamidia iniziano a farsi sentire poche ore dopo il rapporto con una persona infetta. Nella donna abbiamo dolore durante la minzione, perdite ematiche al di fuori del ciclo, dolore durante i rapporti sessuali, dolore nella parte inferiore dell'addome, perdite vaginali. Nell'uomo invece dolore durante la minzione, prurito uretrale, fastidi ai testicoli come gonfiore o dolore, perdite, a volte visibili spremendo il glande.
Il primo stadio dell'infezione nella donna è un'infiammazione della cervice. Se trascurata, l'infezione può estendersi alle tube, all'utero, alle ovaie, causando danni alle tube costituiti da restringimenti di tipo cicatriziale, che possono causare gravidanze extra uterine o addirittura sterilità.
Data la natura silente dell'infezione in moltissimi casi, è opportuno sottoporsi a indagini se si hanno rapporti non protetti.
Il contagio durante il parto può causare danni agli occhi, ai polmoni e alle orecchie del bambino.
Nell'uomo infine si può avere infiammazione dei testicoli che può condurre a sterilità.
Sia negli uomini che nelle donne, la clamidia può causare delle piccole macchie rosse sui genitali, che dopo essersi ulcerate, regrediscono spontaneamente in alcuni giorni. A breve l'infiammazione ritorna insieme a gonfiore dei linfonodi. Se trascurata, la sintomatologia può peggiorare portando febbre e estensione ad altri organi.
La diagnosi consiste in un tampone, uretrale, vaginale o urinario, che viene analizzato in laboratorio. E' molto importante la prevenzione, tramite rapporti protetti in caso di nuovi partner.
La terapia è di tipo antibiotico e andrebbe estesa anche al partner.


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