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| | | Dal congresso sulla fertilità di Roma: i giudici difendono le coppie italiane contro le discriminazioni operate dalla Legge 40 | |
| | Autore | Messaggio |
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Bibbi Admin - Fondatrice


Messaggi: 13272 Data d'iscrizione: 02.03.10 Età: 43 Località: Roma
 | Oggetto: Dal congresso sulla fertilità di Roma: i giudici difendono le coppie italiane contro le discriminazioni operate dalla Legge 40 Gio Lug 01, 2010 3:01 pm | |
| Fonte: sito della società europea di riproduzione umana e embriologia
In Italia i giudici tutelano i diritti delle coppie dopo l’introduzione della Legge 40/2004
Roma, Italia: Nel 2004 il Parlamento italiano ha limitato l’utilizzo delle tecniche di fecondazione medicalmente assistita con una legge molto restrittiva, che ha posto una serie di divieti tutti sul piano etico senza fondamento scientifico e senza fondamento giuridico, ha dichiarato oggi (lunedì) l’Avvocato Filomena Gallo, presidente dell’Associazione Amica Cicogna ONLUS, da anni impegnata nella difesa dei diritti delle coppie italiane in materia di riproduzione assistita, durante la conferenza stampa del 26° meeting annuale dell’ESHRE, la Società Europea di Riproduzione Umana e Embriologia. Tra le restrizioni più discusse e controverse il divieto di ricorrere a tecniche di fecondazione eterologa, il divieto di produrre più di tre embrioni, il divieto di crioconservare embrioni, l’obbligo di trasferire tutti gli embrioni prodotti, il divieto di accesso alle tecniche di fecondazione assistita per le coppie fertili. Gli effetti più visibili della Legge 40 del 2004 sono stati il calo delle nascite e delle gravidanze e l’aumento di gravidanze a rischio con danno alla salute del nascituro e della donna, proprio i soggetti che la legge intendeva tutelare. Ciononostante, la legge non è stata modificata per via parlamentare. “Le coppie intenzionate ad accedere a tecniche di procreazione medicalmente assistita hanno dovuto difendersi dalla legge in materia perché lesiva di diritti costituzionalmente rilevanti e dannosa per la salute”, ha affermato con decisione l’Avv. Gallo. A partire dal 2008 i giudici italiani hanno progressivamente sollevato dubbi in merito alla costituzionalità della legge. Nel 2009 la Corte Costituzionale dichiara incostituzionali alcuni dei articoli della Legge 40: vengono banditi il limite dei tre embrioni producibili e l’obbligo di trasferimento di tutti gli embrioni prodotti, si aprono deroghe al divieto di crioconservazione e si afferma l’autonomia e la responsabilità del medico nell’operare le scelte più idonee alle esigenze della coppia. “Oggi le coppie italiane che vanno all’estero sono solo quelle sterili, prive di gameti idonei per una gravidanza, per accedere a tecniche eterologhe, ma estero non sempre significa garanzia, perché i costi sono elevati ma le certezze nulle” ricorda Filomena Gallo, facendo riferimento al caso di cui si sta occupando a Cipro, dove coppie italiane che hanno speso oltre 6.000 euro per viaggio, pernottamento, esami, monitoraggi e trattamento, ora non hanno più notizie dei loro embrioni.
Nel 2010 proprio l’Avv. Gallo ottiene dal tribunale di Salerno il riconoscimento del diritto fondamentale delle coppie all’autodeterminazione nelle scelte procreative: anche le coppie fertili, ma portatrici di patologie genetiche, possono accedere alla PMA con diagnosi preimpianto. Il 1° aprile 2010 segna un’altra tappa importante a distanza di un anno dalla decisione della Corte Costituzionale: la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo stabilisce che il divieto assoluto di fecondazione eterologa in vitro non è compatibile con la Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo. I giudici di Strasburgo, pur riconoscendo l’autonomia degli Stati, precisano che nel legiferare questi devono evitare trattamenti discriminatori e sono tenuti a rispettare la Convenzione Europea. Pertanto, persone che si trovano nella medesima situazione di infertilità non possono essere trattate diversamente solo in ragione della diversa tecnica di fecondazione utilizzata. Non risulta giustificato, quindi, il divieto della fecondazione eterologa se è ammessa quella omologa. “In base alla nostra Costituzione la sentenza di Strasburgo diventa parte del nostro ordinamento, perché l'Italia ha sottoscritto la Convenzione dei Diritti dell'Uomo cui la sentenza fa riferimento”, ha concluso l’Avv. Gallo. “Si apre così la strada alla rimozione di un altro divieto imposto dalla Legge 40/04: il divieto di praticare la fecondazione eterologa.” |
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