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     Cause di infertilità: Endometriosi

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    AutoreMessaggio
    Bibbi
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    MessaggioOggetto: Cause di infertilità: Endometriosi   Lun Giu 07, 2010 2:42 pm

    L’endometriosi è una patologia caratterizzata dalla presenza di tessuto endometriale in zone diverse dalla cavità uterina.

    L’endometrio è un tessuto che riveste l’interno della cavità uterina. Ad ogni ciclo, per effetto dei cambiamenti ormonali (vedi scheda sul ciclo mestruale) questa mucosa si sfalda, dando origine alla mestruazione. Nelle donne affette da endometriosi si trovano tracce di questo tessuto anche in altre zone, come le ovaie, le tube, l’intestino, l’addome, il perineo. I cambiamenti ormonali mensili creano sfaldamenti anche nelle porzioni di tessuto che sta al di fuori della cavità uterina, provocando dolori, cisti, lesioni che si cicatrizzano, che possono portare diversi problemi e addirittura sterilità. Il sanguinamento di queste porzioni di mucosa endometriale fuori sede infatti non ha modo di fuoriuscire all’esterno (come il sangue mestruale) e crea quindi un ristagno che porta a infiammazioni e lesioni. Altro problema frequente è la formazione di aderenze, dovute alla cicatrizzazione delle lesioni stesse.

    Ci sono diverse ipotesi circa le cause che possono scatenare l’endometriosi.
    Secondo alcuni studi, le donne parenti in primo grado di donne malate di endometriosi hanno una maggiore probabilità di avere la malattia, per cui viene ipotizzata quanto meno una predisposizione genetica.
    Secondo altri studiosi invece è possibile che il sangue mestruale, attraverso le tube, possa “ritornare indietro” (si parla di mestruazione retrograda). In alcune donne, con predisposizione dovuta a difetti immunitari o ormonali questo causa l’impianto di pezzi di tessuto endometriale in zone diverse da quella consueta.
    Si è ipotizzato poi che ci potesse essere addirittura un’origine embrionaria dell’endometriosi: dei residui di tessuto embrionario possono essersi trasformati in tessuto endometriale.
    Infine si pensa al trasporto, da parte del sistema linfatico o circolatorio, di porzioni di tessuto che tendono a impiantarsi nelle varie zone.

    Il sintomo principale di questa patologia è il dolore molto forte che si avverte in occasione delle mestruazioni e a volte non solo. Spesso questo dolore non è direttamente proporzionale con l’estensione della malattia, per cui donna con endometriosi a stadi molto più avanzati lamentano a volte dolori meno intensi di altre con stadiazione meno grave.
    In molti casi si arriva alla diagnosi dell’endometriosi a causa di disturbi nella fertilità, che è ridotta in tantissime pazienti. (30-40%). Frequente è anche il dolore durante i rapporti sessuali.
    A volte infine viene scoperta la malattia in seguito a gonfiori o alla presenza di cisti rilevate in sede ecografica (endometriomi).

    La diagnosi è molto complicata e in molte donne viene raggiunta solo dopo anni.
    La metodica principale rimane la laparascopia e in generale l’endoscopia, cui segue una biopsia con analisi dei reperti prelevati.
    Esistono poi dei markers che possono essere dosati (ad esempio il Ca125), ma la loro utilità è tuttora allo studio.
    Molto importante è la stadiazione, che va dal grado I (minima) al grado IV (grave).

    Purtroppo, nonostante i numerosi studi, ad oggi non è stata ancora trovata una cura risolutiva, in grado di impedire con sicurezza l’insorgere di recidive.
    La metodologia di trattamento dipende ovviamente dall’età della paziente, dal grado della malattia e dall’eventuale desiderio di avere una gravidanza in futuro.
    Per quanto riguarda il dolore vengono somministrati antidolorifici in grado di contrastare la sintomatologia.
    Nei casi più gravi è possibile intervenire chirurgicamente, asportando quanto più possibile i focolai impiantati e correggendo le aderenze. Questo consente di preservare la fertilità e permette a molte donne anche di ottenere naturalmente una gravidanza. La metodologia è indicata nei casi in cui siano presenti endometriomi rilevanti, aderenze e occlusioni tubariche.
    Le terapie farmacologiche sono essenzialmente a base ormonale.
    Lo scopo è quello di impedire l’ovulazione e quindi il proliferare del tessuto endometriale.
    I più efficaci sono gli agonisti delle gonadotropine, che producono di fatto una sorta di menopausa indotta. L’effetto collaterale più importante è però la perdita di tessuto osseo, che produce alla lunga osteoporosi, ragion per cui il trattamento deve essere somministrato per periodi limitati, non superiori ai 6 mesi.
    Viene poi utilizzato un farmaco denominato danazolo, che inibisce la funziona ovarica ma ha effetti di tipo androgenico, per cui ha utilità limitata.
    Meno problematico si rivela l’uso dei contraccettivi orali, dopo l’impiego di uno dei due metodi sopra citati, che sembrano in parte bloccare l’aggravarsi della malattia.
    Ovviamente il sistema più drastico consiste nell’asportazione dell’utero e delle ovaie, che però va riservata ai casi non trattabili e per pazienti con età avanzata che non desiderano avere una gravidanza. In questi casi va comunque affiancata una terapia sostitutiva per evitare uno stato menopausale improvviso, con conseguenze importanti sull’apparato osseo. Per questo motivo nelle pazienti più giovani è conveniente preservare comunque la funzione ovarica, anche se questo a volte determina recidive della malattia.
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